"Zio Renato"

Questo è stato l'ultimo dei paragrafi che mi sono sforzato di stendere, prima di licenziare definitivamente alla stampa tutto il libro.

E' facilmente comprensibile il motivo per cui, anche qui, vi abbia riflettuto, tanto, prima di decidermi a farlo: mi sentivo indubbiamente incapace, il meno adatto, certamente non all'altezza del compito, ed anche perchè sarebbe spettato e spetterebbe ad altri parlare di zio Renato: lo dico con tutta sincerità e perciò sena alcuna modestia.

Poi ho pensato di non poterne e doverne fare a meno, una volta che mi ero mosso a quest'ora e che, non facendolo, avrei fatto quasi un torto a zio Renato stesso.

C'è stato anche qualche altro motivo che mi ha spinto a farlo e me ne ha fatto decidere positivamente e cioè l'aver avuto occasione di notare come su due libri, nei quali si doveva parlare assolutamente di lui, il suo nome, a differenza di quello di altri coi quali pur si trovava a stretto contatto di gomito, sia stato taciuto  non sia stato fatto ad esso alcun accenno.

Mi riferisco, particolarmente, a quanto riguarda la sua presenza nella FUCI (a fianco di Don Anichini, Don, Guano, Don Costa) e a quella durante i bombardamenti subiti da Foggia nell'estate del 1943 (a fianco a padre Agostino Castrillo, padre Egidio Costantino, lo stesso padre Odorico Tempesta e altri).

Per parlare di zio Renato non basterebbe un volume e forse neanche un'intera collana, tanto che sono state vaste la sua vita e la sua opera. Io mi sforzerò di fermarmi a poche cose, tenendo presente quanto or ora affermato.

Vuol dire che chi proprio ne volesse sapere di più, dovrà rivolgersi altrove, alla ricerca di un curriculum più dettagliato di quello che sto per presentare.

Resta il fatto, quindi, che la figura di zio Renato non poteva mancare in questo libro e proprio in questa parte, in cui si parla di Castelluccio, essendovi nato ed essendo rimasto un vero castelluccese, sempre. Egli ne era orgoglioso, tanto che volle dare la dimostrazione del suo attaccamento al paese nella forma più alta che poteva quando, scegliendo il suo stemma episcopale, vi fece inserire appunto una torre.

Zio Renato, dunque, era un castelluccese: nato a Castelluccio; non disdegnava di tornarvi appena possibile; non dimenticava alcuna delle sue tradizioni né il suo dialetto, onorando anche così l'insegnamento politico............(continua a pag. 63 del Libro: "Ricordi e testimonianze" di "Antonio Rosario Pompa")

Tratto dal libro:

"Ricordi e testimonianze - Antonio Rosario Pompa"

 

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